La Festività dei Morti e l’irresistibile leggerezza ….della Muffoletta!

La Festività dei Morti e l’irresistibile leggerezza ….della Muffoletta!

 

La ricorrenza della “Festa dei Morti ” è molto sentita e rispettata sulla nostra  straordinaria isola.

Proprio Il 2 novembre, si rinnovano antiche  tradizioni collegate alla famiglia e diverse di queste passano, in maniera tangibile, dalla tavola.

Non bisogna andare alla ricerca di un vero e proprio menù, per la commemorazione dei defunti, ma ci sono alcuni piatti che non possono e non devono mancare nella giornata del 2 novembre. Uno di questi, che si eleva su tutti è la Muffoletta.

Le muffulette, usate in tutta l’isola,  sono morbide focacce di pane casereccio, schiacciate, che normalmente si sposano con olio fresco di macina, alici sott’olio, tuma e pomodoro. Il condimento, però può variare a seconda del proprio gusto. Rappresenta la sintesi di un piatto semplicissimo e genuino: pane fragrante e caldissimo con ottimi ingredienti del territorio.

pane per muffoletta

Ma  perché le muffulette siciliane si chiamano così?

Questo cibo ha una tradizione antica. Pare, infatti, che il termine “muffoletta” derivi dal termine sassone muffin, cioè focaccina.

A farcelo conoscere, sarebbero infatti stati i soldati dell’imperatore Federico II°, che ci lasciarono l’abitudine di aromatizzare il pane con semi di “cumino al fine di conservarlo meglio durante le lunghe campagne militari.

La muffuletta, dunque, si apprezza da circa ottocento anni e in Sicilia molte sono le sagre popolari  e le feste ad essa dedicate .

In alcune località siciliane è tradizione consumare la muffuletta durante il Giorno dei Morti, mentre  Il 7 dicembre, ad esempio, a Canicattì i panifici sfornano muffulette da consumare a cena. Il famoso pani cu “l’uegliu” (il pane con l’olio, nel dialetto locale) è un tipico piatto del luogo, “cunzatu” con l’utilizzo di sgombro sott’olio, primo sale e spezie.

Come nasce la muffuletta?

Dal punto di vista etimologico  non è semplice, anche se molte ipotesi , si ricollegano al termine sassone “muffin”, focaccina. Da  alcuni manoscritti si evince la notizia che  alcuni componenti degli eserciti  svevi, durante la loro permanenza in Sicilia, aromatizzassero il loro pane azzimo con i semi del cumino per aumentarne la conservazione e per coprire sapori non proprio “freschissimi” di cibarie che facevano parte delle loro scorte di guerra.

E’ importante ricordare che  i semi di cumino rappresentano da sempre, per la  medicina naturale, un  rimedio a molti mali intestinali, attribuendo così proprietà  “curativa” della muffuletta.

Oggi, qualunque significato attribuitogli nel passato, viene soppiantato dalla voglia di  assaporarla nel giorno della festa, attesa tutto l’anno dai buon gustai, in cui piacere per il dolce e per il salato si fondono tra i profumi della terra di Sicilia.

Mariano Carbonetti

Tecnico delle tradizioni Antropologiche del Mediterraneo

Ricetta Muffoletta:

Ingredienti

  • 500 g Farina
  • 300 ml Acqua tiepida
  • 15 g Lievito di birra fresco
  • 10 gr Zucchero
  • 15 g Sale
  • 5 g Malto (o miele)
  • due cucchiai Olio extravergine d’oliva
  • q.b. Semi di sesamo o cumino

Per condire

  • Olio extravergine d’oliva
  • Pepe
  • Peperoncino
  • Acciughe
  • Ricotta fresca
  • Caciocavallo a scaglie  

Preparazione

  1. Versare nell’impastatrice la farina, lo zucchero, il malto o un cucchiaino di miele, il sale e l’acqua, iniziare ad impastare, aggiungere l’acqua con il lievito e continuare ad impastare, appena l’impasto si sarà staccato dalle pareti, versare l’olio e continuare ad impastare fino ad ottenere un composto liscio.
  2. coprire con la pellicola trasparente e lasciare lievitare fino al raddoppio.
  3. Preparare i panetti di circa 150 gr ciascuna, formare le pagnotte , schiacciandole e allargandole bene, e posizionarle su una placca, rivestita con la carta forno, spennellare la superficie di ogni pagnotta con l’acqua, spolverare con i semi di sesamo (o cumino) e fare lievitare per un’ora.

Trascorso il tempo cuocere in forno già caldo a 220° per 30 minuti,  facendo attenzione a non farle scurire troppo. Sfornare e condire ancora calde!

A cura di Mariano Carbonetti – Iocomprosiciliano

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